domenica 3 maggio 2009
Amo la puzza di piedi che mi accoglie quando entro in aula alla quarta ora, l’alito cattivo dell’interrogato, il singhiozzo nevrotico della più brava della classe: mi piace trascorrere il tempo con loro; mi auguro che trascorrano più tempo possibile tra loro, immersi nella realtà reale, fuori dalle loro case, lontani da autistici computer remoti, assorbiti invece da esperienze in cui sangue, sesso, vita, morte, amore non siano scomponibili in codice binario. Non credo che l’urgenza sia insegnare ciò che già sanno né prepararli a un mondo che nemmeno noi sappiamo. “Conosci te stesso” raccomandava il santuario di Delfi. Per me, questo è ancora il mio lavoro.
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